Archeologo 50%

Good day of archaeology… Sono in ritardo e la giornata sta quasi finendo, ma voglio ancora provare a raccontare la mia giornata anche se non esistono giornate uguali le une alle altre. Devo premettere che sono un archeologo non professionista e, nonostante abbia insegnato per oltre quindici anni in Università (come professore a contratto e quasi sempre di Metodologia della ricerca archeologica), per vivere faccio un altro lavoro. Per 15 giorni al mese lavoro su un impianto di perforazione petrolifera e per 15 giorni tento di fare l’archeologo: studio (sempre), scrivo (probabilmente anche troppo), insegno, scavo (poco). Le mie giornate sono quindi di due diversi tipi e la ragione è solamente economica. In Italia, con l’archeologia, spesso si campa a stento. Avere un altro lavoro, e un altro reddito, significa per me essere più libero e non dipendere da nessuno per decidere di cosa occuparmi; significa, però, anche non avere un team di ricerca stabile (l’ultimo è stato spazzato via dalla crisi qualche anno fa) ma moltissime libere collaborazioni… Oggi, benché mi occupi prevalentemente di medioevo, sono di ritorno dal Monte Bego (Francia) dove sono stato a vedere le incisioni rupestri preistoriche e anche questo mi è consentito  dal poter spaziare fra più tematiche liberamente. Essere archeologo a giorni alterni significa che la giornata tipo è inframezzata da periodi in cui faccio altro, ma è comunque riassumibile facilmente: qualche ora al computer per mail, preparazione lavori e powerpoint; qualche ora per leggere e schedare tutto il possibile, e, quando riesco, lavoro in museo, ricognizioni, partecipazione a scavi. A questa giornata partecipo perché penso che, nonostante la particolarità della mia situazione, io sia comunque un archeologo a tempo pieno. Difatti, credo, e spero, di ragionare da archeologo in ogni frangente (o quasi). Essere archeologo è cercare di vedere le persone (e il trascorrere del tempo) nelle cose; quando studio i reperti di uno scavo; quando schedo materiali etnografici, quando cerco di interpretare la realtà attuale a partire da situazioni concrete. Ora però devo salutarvi perché mi aspettano a una degustazione di vini piemontesi… dove, fra un bicchiere e l’altro, non potrò evitare di pensare che l’archeologia della produzione dovrebbe occuparsi maggiormente delle antiche produzioni alimentari , uno dei campi di mio più recente interesse (insieme a archeologia della produzione, archeologia teorica e altro ancora, per cui rinvio a Academia.edu).  Enrico Giannichedda

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