La scrivania di un archeologo

Come sempre gli impegni e le scadenze si affollano e si sovrappongono: aggiornare i siti e i social di un evento archeologico, disseminare i risultati di una mostra, tenersi aggiornati selezionando fra una bibliografia sterminata, curare i rapporti professionali – ma non solo, per fortuna –  con i colleghi.

E’ ciò che raccontano le nostre scrivanie…

Il privilegio dell’archeologia

Come risulta da molti dei post, l’archeologo è un mestiere difficile, quasi sempre (almeno in Italia) mal ricompensato. Però lavorare in posti come questo costituisce un privilegio senza prezzo.

Nella foto, il sito di Cecilia Metella, lungo l’Appia antica. Sul mausoleo e le pareti sopravvissute del castrum caetani si addensano le prime ombre della sera, quelle dei pini marittimi che costeggiano l’Appia.

Le stesse ombre e gli stessi pini che vide Goethe, quando, l’11 novembre 1786, venne qui in visita e riportò – profeticamente – nei suoi diari:

“Oggi sono stato alla Ninfa Egeria, poi alle Terme di Caracalla e sulla via Appia a vedere le tombe ruinate e quella meglio conservata di Cecilia Metella, che da un giusto concetto della solidità dell’arte muraria. Questi uomini lavoravano per l’eternità ed avevano calcolato tutto, meno la ferocia devastatrice di coloro che son venuti dopo ed innanzi ai quali tutto doveva cedere.”

In fondo, dovendo sintetizzare in un solo concetto in che cosa consista il mestiere di archeologo, direi che sia proprio quello di opporsi alla “ferocia devastatrice” di oggi e di domani, in qualsiasi forma si manifesti.

I gatti e l’archeologia

Come è noto, il rapporto fra i gatti e l’archeologia è molto stretto. Il micione che vedete è uno degli abitanti del sito archeologico di Cecilia Metella, uno dei più belli lungo la via Appia, a Roma.

Altri siti, qui a Roma, dai Fori a largo Argentina, sono frequentati da colonie feline. A volte la coabitazione ha creato qualche problema fra cittadini e chi si prende cura più o meno saltuariamente dei nostri amici, ma la presenza dei gatti nei siti dove lavoriamo non è mai stata messa in discussione.

 

Second life

“Second life” è il titolo di un breve video che potete vedere qui  e che illustra le vicissitudini di un oggetto archeologico dal punto di vista dell’oggetto stesso.

Il video, realizzato da Marco Bruni, è risultato vincitore (sezione video) di un concorso europeo – “Archeologia secondo me” – organizzato l’anno scorso dall’Istituto Beni Culturali della Regione Emilia Romagna. Il video è poi stato inserito nella mostra “archaeology&ME” organizzata sempre da IBC assieme ai partners del progetto europeo NEARCH a Roma, Museo Nazionale romano di Palazzo Massimo e da poco conclusa.

Nella sua versione ridotta, qui postata, il video diventerà anche il trailer dello stesso progetto europeo NEARCH dedicato ai nuovi scenari dell’archeologia.

Dopo una mostra archeologica

Forse qualcuno di voi si ricorderà di alcuni post dell’anno scorso, nei quali raccontavamo del nostro lavoro per organizzare una mostra.

Quella mostra –  “Archaeology&ME. Leggere l’archeologia nell’Europa contemporanea”  – è stata inaugurata  a Palazzo Massimo il 9 dicembre 2016 e si è conclusa il 23 aprile 2017, quindi pochi mesi fa.

Organizzata nell’ambito del progetto europeo NEARCH, la mostra esponeva le opere di cittadini europei che si sono interrogati sul ruolo dell’archeologia nell’Europa contemporanea.

Accanto a circa 80 fra dipinti e disegni, vi era anche una seconda sessione dedicata a presentare il punto di vista di noi archeologi: quale, cioè, sia per noi il ruolo dell’archeologia, o almeno alcuni dei suoi aspetti più rilevanti nella nostra società (strumento di inclusione, metodologia, indagine sull’uso del passato, ecc.).

Il catalogo che illustra questo percorso – in inglese ed italiano – è scaricabile gratuitamente dal sito.

Ma una volta terminata la mostra, è iniziato per noi organizzatori un lavoro non meno importante di analisi dei suoi risultati, a partire dai feedback che abbiamo ricevuto attraverso i social dai visitatori reali e virtuali.

E’ un lavoro complesso, ma indispensabile se vogliamo che il progetto – lungo e faticoso – di organizzazione dell’esposizione abbia un valore che va al di là dei contenuti della mostra stessa e offra delle indicazioni per migliorare la comunicazione e renderla sempre più efficace e in grado di rivolgersi ad un pubblico sempre più ampio.

Comunicando meglio creiamo le basi per una migliore sostenibilità della nostra disciplina… obiettivo fra i più urgenti visto che le risorse pubbliche scarseggiano sempre più, in Italia e altrove in Europa.

 

Archeologi senza archeologia… 1

L’archeologia preventiva non conduce sempre a scoperte sensazionali, anzi, spesso, non conduce ad alcuna scoperta. E’, appunto, un’attività preventiva… perché prevenire è meglio che combattere.

Nella foto, il nostro collega Remo  Bitelli è impegnato in un’indagine di archeologia preventiva. Siamo nella pianura ferrarese, è un controllo in corso d’opera durante la sostituzione di tratti delle tubature del gas. Nessun rinvenimento archeologico…. Remo sta rilevando la stratigrafia del terreno. Temperatura esterna: più o meno 35 gradi…