I'm a PhD in Classical Archaeology at "La Sapienza" University in Rome. I'm a freelance photographer also. My specialization is the new technologies in Cultural Heritage, to reconstruct the past with a digital environment.

An Archaeologist Through Digital Era

I’ll write this post in Italian because I’m more familiar with my language: at the end of the post you’ll find an English abstract of my report.

La vita dell’archeologo digitale, nonostante il periodo che viviamo pieno di computer e “diavolerie” tecnologiche, è tutt’altro che facile: non è un problema soltanto italiano, seppure l’Italia è il Paese che meno a livello accademico sta facendo per mantenersi al passo e, mai come in questo caso, la colpa non è degli amministratori che ci governano. Personalmente mi ritengo uno dei fortunati che è riuscito a portare avanti la sua passione verso le nuove tecnologie fino al dottorato, che sto per concludere all’Università di Roma “La Sapienza”. I problemi sono molteplici e non è certo questa la sede per affrontarli, ma molta strada è ancora da percorrere, soprattutto finché ogni gruppo di ricerca si farà il suo digitale, invece che lavorare con gli altri gruppi per creare delle best practices comuni che possano armonizzare le grandi quantità di dati digitali che vengono generati. Da anni cerco di seguire il più possibile, attraverso convegni nazionali ed internazionali, i lavori dei principali gruppi che si occupano di Virtual Heritage, dalle esperienze di Frisher in Virginia, a quelle di Donaeu a Vienna, piuttosto che in Italia al CNR di Roma o presso FBK a Trento. Mi sono anche quest’anno fatto promotore di un incontro dedicato all’archeologia virtuale, dove sono state mostrate diverse indagini legate alla possibilità di comunicare l’archeologia attraverso i nuovi media digitali: il materiale ed i video dell’evento sono o saranno presto in rete.

Dal canto mio, le giornate scorrono piuttosto tranquillamente, tra scadenze da rispettare, vita da biblioteca, PC sempre troppo acceso. Negli ultimi tempi, per rimanere in tema al “Day of Archaeology”, per il mio progetto di dottorato sulle Terme di Traiano sto lavorando ad una riproduzione digitale dell’antica Roma in 3D relativa al tardo II secolo d.C., ovvero post adrianea ma pre-severiana, assolutamente in low-poly e naturalmente di tipo esclusivamente “visuale”, da paesaggio, che possa fare da sfondo coerente con la proposta ricostruttiva relativa alle terme, centro focale del mio percorso di ricerca. Naturalmente si tratta di una quantità di edifici impressionante che non è possibile modellare tutti da solo, sebbene come detto in modo molto veloce. Il primo passo è la necessaria raccolta di informazioni bibliografiche dalle quali recuperare misure, piante, prospetti, sezioni, le migliori delle quali possono anche essere utilizzate come blue-prints, li digitalizzo attraverso una fotocamera ma ultimamente anche attraverso il sensore dello smartphone, sufficientemente risoluto (5MP); questo naturalmente introduce una serie di deformazioni non controllabili, in genere cerco di stare il più attento possibile affinché il disegno sia in piano e la camera sia ortogonale ad esso. In Photoshop una passata al “lens correction” consente di correggere matematicamente le distorsioni più evidenti, il free trasform in seguito può aiutare a raddrizzare ulteriormente le linee più ostiche: bisogna sempre essere coscienti che questo tipo di procedimento non è scientifico, ma il mio obiettivo è appunto soltanto visuale. Un controllo all’istogramma ed il file è pronto per essere importato in AutoCAD, dove un’opportuna scalatura mi consente di verificare il grado di accuratezza dei vari elementi: in base a quanto detto prima, può capitare che un angolo del foglio sia coerente ma l’angolo opposto no, in tal caso bisognerà fare attenzione e proprio per questo motivo a volte faccio la scalatura su elementi del disegno con misure note piuttosto che sulla scala metrica. Prima della vettorizalizzazione, preparo i layer in modo opportuno, generalmente distinguendo tra pianta, colonne, etc. e nel caso dei prospetti tra scalea, podio, tetto. In CAD mi limito al 2D, solo in casi particolari mi accingo a fare delle estrusioni per il calcolo dei volumi, solitamente utilizzando la proprità “spessore” delle polilinee chiuse, una modalità di tridimensionalizzare il disegno che mantiene il desktop operativo del programma molto leggero per la scheda video. Sono pronto: apro 3DS Max, attraverso il link manager collego  il disegno di AutoCAD al file di Max (modalità che mi consente di riflettere automaticamente qualsiasi modifica che faccio in CAD dentro 3DS), imposto i layer per il 3D e inizio a lavorare. È importante ricordarsi sempre di non toccare mai i layer collegati. Con lo snap vertex e gli oggetti line e box procedo a ricalcare gli elementi fondamentali della pianta/alzato in CAD a cui poi darò la corretta estrusione: come dicevo, le digitalizzazioni migliori possono essere usate come blue-prints, sfondi di modellazione che aiutano a lavorare l’elemento 3D in modo più rapido e preciso, quando magari ci sono degli elementi architettonici che richiedono una modellazione cosiddetta “organica”. Il resto fa parte della normale operatività del 3D, che non sto qui a spiegare, magari presentando un WIP del lavoro relativo al Teatro di Marcello, la cui immagine apre l’articolo. Mediamente si riesce a lavorare un monumento in 2 giorni, a seconda naturalmente della complessità richiesta. La difficoltà sarà mettere insieme tutti i vari elementi cercando di rimanere entro i 10.000.000 di poligoni (Rome Reborn nella seconda versione ha superato quota 9 milioni): lo saprete al Day of Archaeology 2013, quando il mio progetto di dottorato sarà appena concluso.

English abstract

The digital era is very difficult today for an archaeologist: the most difficult consist in academia and university where the technologies and methodologies not are implemented yet. All over still remain at personal choiche of students, and a self-knowledge of it. Following the most important works of archaeologists and researcher around the world about Virtual Heritage, I promote this year the 3° seminar on Virtual Archaeology in Rome.

For my PhD project I working on an low-poly and visual (not scientific) Ancient Digital Rome in 3D at the end of II century AD. Tipically, my lasts “Day of Archaeology” are as this: in library I search for update bibliography about the monuments, digitalized plants and other images for blue-prints, importing in AutoCAD to vectorialize it (using layer named correctly) in 2D. In 3DS Max I link the CAD file for 3D: also in 3DS I use new layer for tridimensional data. Naturally, the sequence of 3D is the normal sequence in computer graphic. At the beginning of this post you find a picture of Theatre of Marcellus in WIP mode.

Day of Archaeology in the Urbs

L’archeologia è lo studio del passato per conoscere il nostro presente. L’archeologia in una città come Roma, la capitale di uno dei più grandi imperi dell’antichità, presenta sfaccettature, documentazioni, dati di grandissima rilevanza e di una quantità praticamente indefinita.
L’archeologia urbaba di una città come Roma vive in un arco temporale di quasi 3000 anni di vita continuata, che va dalla preistoria e protostoria dei popoli italici fino ai giorni nostri, dove le continue trasformazioni dell’assetto urbanistico contribuiscono a creare un nuovo strato di storia.
Studiare l’archeologia di Roma significa confrontarsi con una complessissima stratigrafia di scavo, che richiede grande perizia e grande ordine metodologico, con documentazione letteraria, grafica ed epigrafica di milioni di parole. Ricostruirne l’assetto urbanistico e territoriale è materia complessa, difficile: si pensi a tutte le zone della città coperte da costruzioni moderne, erette nel medioevo e nel Rinascimento quando ancora non era diffusa la pratica di conservare documentazione di ciò che si distruggeva, che si seppelliva, che si occultava per sempre. Un lavoro certosino di ricostruzione di un mosaico composto da poche tessere, che una volta messe al loro posto sveleranno “arcani” segreti dell’antica vita civile romana.
Così, si passa dai racconti degli antichi storici ed “antiquari” latini, attraverso epigrafi, dati di scavo, per arrivare all’immensa documentazione medievale conservata negli archivi della città. Nei casi più fortunati potremo ricostruire persino la vita quotidiana di molti personaggi del passato (naturalmente coloro che costituivano la crema della società cittadina), “detriti” rispetto alla finalità ma di importanza fondamentale per conoscere l’evoluzione del passato.
L’archeologia è così tra le discipline più multidisciplinari che si possano praticare: oltre a tutto ciò ci si deve confrontare con la paleobotanica, la zoologia, la geologia, l’informatica, e molto altro. Prospezioni geofisiche per indagare il sottosuolo senza toccarlo, carotaggi per scoprire la sedimentazione stratigrafica di millenni di vita; la fotografia per osservare monumenti non più esistenti.
Porto ad esempio un caso pratico, relativo ad uno dei monumenti più significativi della romanità, l’Anfiteatro Flavio, meglio noto come Colosseo. Lo studio architettonico svela i segreti dell’edificio; lo studio della documentazione epigrafica ha tramandato l’organizzazione “sociale” di questo luogo di spettacoli, la documentazione medievale custodisce i segreti di come questo monumento ha attraversato i secoli, le analisi geologiche hanno consentito di ricostruire l’antico andamento del terreno prima che i Romani intervenissero con i loro sbancamenti (Nerone prima ed i Flavi poi). In futuro, gli archeologi si dovranno confrontare anche con gli scavi della metro B e con le distruzioni operate da Mussolini per la costruzione di via dei Fori Imperiali (con l’abbattimento della Velia e del quartiere Alessandrino su tutti). Gli scavi operati dall’Università “La Sapienza” sulle pendici del Palatino e sulla valle hanno infine riportato alla luce contesti sacrali e abitativi che dal VII sec. a.C. disegnano la storia di un centro nevralgico della Roma antica e moderna.
La straordinarietà dell’archeologia si dipana così in tutto il suo splendore: coglierne le sfaccettature è il compito dell’archeologo, difficile, a volte ingrato, a volte anche sconfortante, ma quando si giunge al termine del lavoro e le tessere del mosaico sono tutte tornate al proprio posto, allora si che il proprio animo di riempie di gioia e meglio comprendiamo qual’è il nostro ruolo nel mondo.

Nel prossimo post introdurrò il lettore nella tipica giornata di un archeologo romano, alle prese con il progetto di Dottorato su un monumento della città.

Summary of this article in english

Archaeology is the study of the past to know the our present. The archaeology of Rome, the biggest city of ancient empires: the data has a great relevance and is pratically undefinable. Rome has a 3000 years of continued life: from prehistoric to modern era. The study of archaeology in Rome is based on a very complex stratigraphy, on a great quantity of literature, epigraphy, engravings. Also the urban asset is complex: in a great number of cases the modern constructions overlap the past. We need to reconstruct this asset by place the pieces in the correct position. Ancient Historians and antiquarians, epigraphy, digs, medieval documentation in the archives.
The archaeology is the multidisciplinary way: paleobotany, zoology, geology, informatics, and much more. Geophysical and coring to know the unknown; photography to observe monuments that no longer exist.
This is the archaeology: a complex and very difficult job, but when the pieces are all in the correct position, our mind expands to infinity and we understand why we are here, in this world.

In the next entry I’ll introduce the typical day for Roman archaeologist, that study a monument in the Urbs in the PhD project. Stay tuned.