Il privilegio dell’archeologia

Come risulta da molti dei post, l’archeologo è un mestiere difficile, quasi sempre (almeno in Italia) mal ricompensato. Però lavorare in posti come questo costituisce un privilegio senza prezzo.

Nella foto, il sito di Cecilia Metella, lungo l’Appia antica. Sul mausoleo e le pareti sopravvissute del castrum caetani si addensano le prime ombre della sera, quelle dei pini marittimi che costeggiano l’Appia.

Le stesse ombre e gli stessi pini che vide Goethe, quando, l’11 novembre 1786, venne qui in visita e riportò – profeticamente – nei suoi diari:

“Oggi sono stato alla Ninfa Egeria, poi alle Terme di Caracalla e sulla via Appia a vedere le tombe ruinate e quella meglio conservata di Cecilia Metella, che da un giusto concetto della solidità dell’arte muraria. Questi uomini lavoravano per l’eternità ed avevano calcolato tutto, meno la ferocia devastatrice di coloro che son venuti dopo ed innanzi ai quali tutto doveva cedere.”

In fondo, dovendo sintetizzare in un solo concetto in che cosa consista il mestiere di archeologo, direi che sia proprio quello di opporsi alla “ferocia devastatrice” di oggi e di domani, in qualsiasi forma si manifesti.